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Note tecniche dell'affresco

Note tecniche dell'affresco - L'arriccio: pozzolana, marmorino e cocciopesto

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affresco arriccio

L'arriccio

E' malta di calce e sabbia. Va gettato sopra il rinzaffo nello spessore di circa 1 cm lasciandone la superficie grezza (il bel termine toscano "arriccio" indica il movimento rotatorio del frattazzo che lascia le tracce a riccioli) per favorire l'adesione dello strato successivo.
A seconda delle abitudini locali l'arricciato può essere fatto di con pozzolana, con polvere di marmo o con cocciopesto al posto della sabbia, il che è raccomandabile in casi di rischio di umidità (pozzolana, marmorino e cocciopesto).

Qualora si voglia ottenere dei valori plastici in rilievo, l'arricciato può avere diversi spessori. A Spoleto, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, c'è una testa di Cristo in rilievo inserita nel contesto del dipinto (sec. XII) e a Roma nella Chiesa del Gesù si può osservare un affresco del Baciccia con figure e architetture sporgenti fino a diversi centimetri.

Pozzolana

La pozzolana è una piroclastite sciolta, varia dal limo alla sabbia, con inclusi ghiaiosi costituiti da pomici e scorie. Si estrae principalmente nei Campi Flegrei, da cui prende il nome (polvere di Pozzuoli).
Da un punto di vista vulcanologico, rappresenta i prodotti eruttivi della IV fase di attività della caldera flegrea.
La pozzolana è stata usata per la prima volta dai Romani, che la impiegavano per produrre una sorta di cemento a pronta presa (per quei tempi), l'opus coementicium, in grado di fare presa anche sott'acqua e di durata straordinariamente lunga; l'uso di questo impasto facilitò anche la costruzione di cupole di grande ampiezza, in quanto la presa più rapida facilitava il lavoro delle centine.

Marmorino

E' un intonaco di finitura a base di calce spenta e polveri di pietra, di marmo. E' così chiamato essendo l'imitazione più natutale del marmo sia nella composizione che nell'effetto finale.
Con la tecnica del marmorino è possibile addirittura creare superfici ad imitazione del marmo, riproponendo tonalità e venature proprie della pietra vera. Per la caratteristica proprietà di lasciar traspirare l'intonaco pur in condizioni di estrema criticità, il marmorino trovò la sua culla nella città di Venezia, dove la forte umidità da risalita creava non pochi problemi all'edilizia abitativa oltre che a quella monumentale.

Cocciopesto

Il nome cocciopesto si riferisce al materiale ottenuto con la frantumazione di tegole o coppi. Esiste anche una varietà meno pregiata, con aggregato ottenuto dalla frantumazione di mattoni, che viene a volte denominata mattonpesto.
Una delle caratteristiche dell'intonaco di cocciopesto, oltre alla capacità di far presa anche in ambienti non a contatto diretto con l'aria, era di essere colorato in pasta e pertanto poteva fare a meno dello strato colorato di tinteggiatura.
La tecnica era conosciuta fin dai Fenici, come testimoniano ad esempio i pavimenti dei siti archeologici di Selinunte e Solunto in Sicilia, ma fu perfezionata dai Romani (opus signinum) che utilizzavano il cocciopesto come impermeabilizzante, così come lo descrive Vitruvio, oppure come materiale per pavimentazione e intonaci.